LA NUOVA PREVIDENZA COMPLEMENTARE E IL TFR


 

SOMMARIO

18/02/05   1° avviso comune - nota sintetica parti sociali
01/07/05   Testo Unico
22/07/05   2° avviso comune
26/07/05   parere Antitrust
01/08/05   richiesta modifica al DDL governativo
12/09/05   modifiche al DDL originale
19/09/05   emendamenti parti sociali
29/09/05   incontro attuazione delega
29/09/05   parere Antitrust
05/10/05   slitta la riforma del TFR
06/10/05   Comunicato unitario CGIL, CISL, UIL e UGL
29/11/05   La riforma di fine rapporto (TFR) in breve
    Testo definitivo del DL governativo
    Commento unitario di CGIL, CISL, UIL e UGL al DL definitivo
23/10/06   La riforma di fine rapporto (TFR) in breve
31/01/07   Decreto attuativo del ministero riguardo il conferimento del TFR
    Modulo per i lavoratori assunti entro il 31/12/06
    Modulo per i lavoratori assunti dopo il 31/12/06
    2° Decreto ministeriale che regolamenta il limite dei 50 dipendenti
21/03/07   Direttive COVIP riguardo il conferimento del T.F.R.
28/02/07   Circolare INPS riguardante il conferimento del T.F.R.

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Nota sintetica riguardo avviso comune parti sociali sulla previdenza complementare

 

Cliccando su << QUI >>  trovate il documento elaborato il 18 febbraio 2005 da Cgil, Cisl, Uil assieme a Confindustria, Confcommercio, Confartigianato, Confapi e Ugl, quale intesa comune in materia di previdenza complementare.

Tale documento, presentato al Ministro del Lavoro il 2 marzo, è il contributo delle parti sociali alla definizione dei decreti attuativi che il Governo dovrà emanare per lo sviluppo del sistema previdenziale integrativo.

Principi fondamentali sono la centralità della contrattazione collettiva nella definizione delle forme complementari per i lavoratori dipendenti e la distinzione tra previdenza complementare collettiva e previdenza complementare individuale.

Inoltre, si riconosce un ruolo primario agli accordi tra imprese e sindacati nella individuazione della forma pensionistica di destinazione del TFR per i lavoratori dipendenti che non manifestino espressamente la loro volontà, e nelle regole sulla “portabilità” dei contributi in caso di trasferimento delle posizioni previdenziali dei lavoratori.

Si ribadisce l’importanza di individuare risorse finanziarie idonee a garantire efficaci misure di compensazione per le imprese a fronte dell’utilizzo del TFR ed il miglioramento del trattamento fiscale della previdenza complementare.

Infine si attribuisce poi estrema rilevanza alla campagna informativa che dovrà precedere le scelte dei lavoratori in ordine all’utilizzo del TFR.

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In questa sezione sono inseriti i documenti ufficiali relativi alla trattativa tra Governo e parti sociali sul Testo Unico di riforma della previdenza complementare (comprendente la destinazione del Trattamento di Fine Rapporto)

Per quanto riguarda il testo dello schema del decreto legislativo “TESTO UNICO DELLA PREVIDENZA COMPLEMENTARE” precisiamo che attualmente ciò costituisce una “bozza” in quanto dal 14 luglio si avvierà il previsto confronto con le parti sociali e quindi, presumibilmente, il contenuto subirà delle variazioni od integrazioni.

 

TFR: precisiamo che, nella migliore delle ipotesi, dal 01.01.06 decorreranno i 6 mesi di tempo durante i quali i lavoratori dipendenti dovranno esprimere la loro scelta sulla destinazione del TFR maturando, cioè lasciarlo presso il proprio datore di lavoro o destinarlo alla forma di previdenza complementare cui sono iscritti o ad altra forma previdenziale consentita.

 

SINTESI DEL DL PRESENTATO DAL GOVERNO SULLA PREVIDENZA COMPLEMENTARE

TESTO INTEGRALE DEL DL PRESENTATO DAL GOVERNO SULLA PREVIDENZA COMPLEMENTARE

 


 

Estratto dalla relazione di Savino Pezzotta al XV congresso Cisl:

 

“Il lavoratore va preventivamente e scrupolosamente informato di tutte le diverse opzioni che la legge e la contrattazione gli offrirà. Va informato che può scegliere di mantenere il tfr in azienda, ma che questa soluzione non gli garantirà la necessaria integrazione alla pensione.

Va informato che può trasferire il suo Tfr dove ritiene, ma non certo il contributo del datore di lavoro che è un vero e proprio istituto contrattuale, non disponibile, dunque, se non alla dimensione collettiva. Va informato che tra le sue opzioni consapevoli c’è anche il silenzio assenso: una scelta il cui valore e significato sono da noi apprezzati e condivisi, ma il cui fine è legato alla destinazione del tfr ai fondi contrattuali.

Voglio, infine, ricordare, che l’ammontare del Tfr supera i 15 miliardi di euro, il che pone, in tempi più brevi di quanto si pensi, il tema della gestione finanziaria di tale imponente massa di denaro liquido che si riversa nel mercato. Se non vi fossero altri argomenti, basterebbe questo per dire che è urgente ed inderogabile riaprire il dibattito sulla democrazia economica nel nostro Paese, sulla partecipazione, sulle regole del gioco. La legge sul risparmio giace sepolta in cassetti bipartisan e il recente diritto societario ha già bisogno di miglioramenti.”

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"Si è svolto mercoledì 27 luglio l'atteso incontro tra il Ministro Maroni e le parti sociali che hanno presentato il testo del loro 2° avviso comune. L'incontro è stato positivo: il Ministro si è dichiarato disponibile ad accogliere molte delle rivendicazioni presentate, riscontrando una sostanziale tenuta delle filosofie presentate da OO.SS. ed associazioni imprenditoriali ma anche nella consapevolezza che senza l'assenso delle parti sociali ben poca strada può fare un eventuale intervento legislativo. Il prossimo incontro è stato programamto per il 31 agosto, data nella quale si verificheranno la concretezza delle assicurazioni fornite dal ministro, visto che le parti sociali continueranno in questi giorni il loro lavoro al fine di presentare gli emendamenti allo schema di DDL che vuole riformare la previdenza complementare e l'utilizzo del TFR."

Nota sintetica riguardo 2° avviso comune parti sociali sulla previdenza complementare

  

Ciccando su << QUI >>  trovate il documento elaborato il 22 luglio 2005 da Cgil, Cisl, Uil assieme a Confindustria, Confcommercio, Confartigianato, Confapi e Ugl, quale seconda intesa comune in materia di previdenza complementare.

Presentato al Ministro Maroni il 25 luglio, questa è la posizione delle parti sociali rispetto lo schema di DDL di riordino della previdenza complementare e del TFR approvato dal Governo il 1° luglio, che non ha recepito i contenuti del 1° avviso comune.

Infatti, in premessa le parti sociali sottolineano la necessità di una piena condivisione della riforma governativa, pana la sua mancata attuazione.

Quindi viene ribadita la centralità della contrattazione collettiva nella definizione delle forme complementari per i lavoratori dipendenti e la contrarietà alla limitazione dei diritti individuali riguardo le anticipazioni ed i riscatti: il Governo, quindi, viene accusato di cambiare le carte in tavola, modificando – senza averne la facoltà – la legge 124/93 istitutiva della previdenza complementare.

Va pienamente riconosciuto il ruolo primario degli accordi tra imprese e sindacati nella individuazione della forma pensionistica di destinazione del TFR per i lavoratori dipendenti “silenti” (cioè che non manifestino espressamente la loro volontà): questo deve valere anche in presenza di più forme previdenziali complementari potenzialmente in grado di acquisire i flussi del TFR (es. Laborfonds ed i fondi nazionali).

Viene contestato l’”obbligo” che il datore di lavoro versi la propria quota di contributo a qualunque fondo pensionistico scelto dal lavoratore: va riconfermata la preminenza degli accordi collettivi rispetto alle scelte individuali.

Forti critiche vengono mosse riguardo la deducibilità per le imprese quali misure di compensazione a fronte dell’utilizzo del TFR: restano escluse le aziende che non conseguono utili o che producono redditi diversi da quello d’impresa.

Va miglioramento del trattamento fiscale della previdenza complementare, sia per quanto riguarda l’imposta sui rendimenti che su quella delle future pensioni. Inoltre va ristabilito il limite in misura percentuale sul reddito, per quanto riguarda la deducibilità dei contributi previdenziali.

Vanno garantite pari condizioni tra fondi contrattuali e polizze assicurative, affinché venga garantita al cittadino la possibilità di scelte pienamente consapevoli: permangono troppe differenze sui costi, sui futuri trattamenti.

Infine va rafforzato il ruolo di COVIP, che dovrà avere potere autorizzatorio di tutte le forme di previdenza complementare, comprese quelle individuali.

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posizione Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sul DDL governativo della previdenza complementare

  

Ciccando su << QUI >>  trovate il documento presentato il 26 luglio 2005 dall’Antitrust riguardo il DDL presentato dal Governo in materia di previdenza complementare.

Come si potrà osservare da un attenta lettura del testo, pur con iniziale valutazione positiva delle finalità del DDL governativo in merito alla facilitazione di accesso e finanziamento della previdenza complementare, l’Antitrust non lesina critiche rispetto alla differenza di costi tra forme previdenziali di natura assicurativa e quelle di natura contrattuale-collettiva, richiedendo un insieme di regole che siano a tutela delle scelte del cittadino.

Quindi, maggior trasparenza, ma anche maggior semplificazione di procedure e prodotti perché l’offerta è si potenzialmente ampia, ma anche molto specifica – con un linguaggio da esperti – che rischia di allontanare il cittadino rispetto alla scelta di una forma di previdenza complementare..

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OSSERVAZIONI E PRINCIPALI PROPOSTE DI MODIFICA DELLE PARTI SOCIALI ALLO SCHEMA DI PROVVEDIMENTO DI ATTUAZIONE DELLA DELEGA IN MATERIA DI PREVIDENZA COMPLEMENTARE.

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Ieri, 12 settembre 2005, c'è stato l'incontro tra il Ministro Maroni e le parti sociali, durante il quale il governo ha consegnato il nuovo testo della legge. Il governo ha fretta, ed oggi le 22 organizzazioni che hanno firmato l'avviso comune, si troveranno per valutare il nuovo testo governativo. non sembra, però, sciolto il vero nodo, e cioè le risorse che il governo deve mettere a disposizione per far decollare la previdenza complementare. Inoltre i tempi sono eccessivamente stretti, visto che entro il 6 ottobre dev'essere completata la legge delega: malgrado questo, il ministro Maroni vuole accelerare i tempi, e già domani inizierà l'iter parlamentare per la riforma del TFR e della Previdenza Complementare.

MODIFICHE ALLO SCHEMA

Lorenzo Pomini

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"Le 23 parti sociali hanno inviato al Governo le loro proposte di modifica del decreto attuativo per la riforma del TFR ed hanno chiesto un nuovo incontro col ministro Maroni. Gli EMENDAMENTI richiesti al testo governativo riguardano 6 articoli (1, 8, 10, 11, 14 e 18): in particolare riguardano le compensazioni che devono interessare tutti i datori di lavoro che conferiscono il TFR garantendo la piena contestualità tra il conferimento del TFR e le compensazioni alle imprese, e la possibilità di riscatto di quanto versato che va lasciata libera per i lavoratori rispettando leattuali regole."

  Lorenzo Pomini  

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Il 29 settembre si è tenuto l’incontro al Ministero del Lavoro sulla attuazione della delega in materia di previdenza obbligatoria, rispetto 3 questioni:

  • la totalizzazione dei periodi assicurativi;
  • la liberalizzazione dell’età pensionabile;
  • la possibilità della prosecuzione volontaria in altre forme di previdenza per gli iscritti alla gestione separata.

 Il sottosegretario Brambilla, senza entrare nel merito dello schema di decreto legislativo, ne ha illustrato brevemente i contenuti:

  • per la totalizzazione si sopprime la disciplina precedente, consentendo l’accesso sia al lavoratore che abbia compiuto 65 anni di età sia che abbia complessivamente maturato 40 anni di anzianità contributiva (indipendentemente dall’età anagrafica), purché sia stato versato almeno cinque anni di contributi presso ogni cassa, gestione o fondo previdenziale interessato alla domanda di totalizzazione;
  • per la liberalizzazione dell’età pensionabile, si prevedono miglioramenti del trattamento pensionistico per coloro che lavorano oltre i 40 anni di anzianità. Per le pensioni calcolate col sistema retributivo si incrementa l’attuale aliquota massima di rendimento dell’80%; per le pensioni calcolate con il sistema contributivo saranno rivisti i coefficienti di trasformazione;
  • per quanto concerne gli iscritti alla gestione separata, ad essi sarà consentito la prosecuzione volontaria alla gestione previdenziale obbligatoria alla quale essi erano precedentemente iscritti.

 Non è stato consegnato nessun testo alle parti sociali presenti all’incontro.

Il Ministro del Lavoro vuol far approvare lo schema di decreto legislativo al prossimo consiglio dei ministri in data 5 ottobre 2005, ed inviare poi il testo alle competenti commissioni parlamentari per il relativo parere ed alle organizzazioni sindacali e sociali per il confronto di merito,che dovrebbe avere luogo nella prima quindicina del mese di ottobre.

 Nel corso dell’incontro è stata ribadita la richiesta, da parte delle 23 organizzazioni rappresentative dei lavoratori e dei datori di lavoro, firmatari del documento comune sulla previdenza complementare, di un urgente incontro con il ministro Maroni perché i pareri espressi dalle Commissioni parlamentari sullo schema di decreto legislativo non hanno tenuto nel dovuto conto le intese raggiunte tra lo stesso ministro e le parti sociali.

Ricordiamo che la delega scade il prossimo 6 ottobre.

 Lorenzo Pomini

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PARERE ANTITRUST DEL 29 SETTEMBRE 2005

L'Autorità garante della concorrenza e del mercato segue con interesse l'iter di approvazione dello schema di decreto legislativo recante "Disciplina delle forme pensionistiche complementari" (di seguito Decreto sulla previdenza integrativa), in relazione al quale ha già formulato talune osservazioni inviate in data 26 luglio u.s., ai sensi dell'articolo 22 della legge 10 ottobre 1990. Nell'ambito dei compiti ad essa assegnati dall'articolo suddetto, l'Autorità intende nuovamente esprimersi in merito a talune modifiche che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali intende introdurre nello schema suddetto a seguito del confronto con le parti sociali.

In particolare, l'Autorità intende soffermarsi su due aspetti: la destinazione del contributo alla forma pensionistica eventualmente erogato dal datore di lavoro, previsto dagli artt. 8, comma 9, e 14, comma 6, dello schema di decreto legislativo in esame; il funzionamento di talune misure compensative per le imprese che faranno confluire il Tfr nella previdenza integrativa, segnatamente sul fondo di garanzia di cui l'articolo 10, comma 3, dello schema di decreto legislativo prevede la costituzione.

OSSERVAZIONI IN MERITO AL CONTRIBUTO VOLONTARIO DEL DATORE DI LAVORO

Per quanto riguarda il contributo alla forma pensionistica eventualmente erogato dal datore di lavoro, esso, in base allo schema di decreto legislativo approvato il 1° luglio u.s. dal consiglio dei ministri, dovrebbe affluire nella forma pensionistica prescelta dal lavoratore, sia inizialmente che in seguito, qualora questi, decorsi due anni, decidesse il trasferimento della propria posizione previdenziale presso altra forma.
Le modifiche dello schema di decreto legislativo proposte dal Ministero del lavoro prevedono invece che detto contributo del datore di lavoro possa andare dove decide il lavoratore, nei limiti e secondo le condizioni stabilite dai contratti collettivi che lo hanno istituito. In altri termini, qualora un contratto collettivo prevedesse che il contributo sia destinato solo ai fondi negoziali, il lavoratore che decidesse di aderire, inizialmente o al momento di trasferire la propria posizione, ad una forma previdenziale diversa, perderebbe il diritto a tale contributo.
Tale modifica proposta si inserisce in un contesto in cui, come già evidenziato dall'Autorità nella precedente segnalazione, "data la combinazione di modalità tacite ed esplicite per il conferimento del TFR, così come prevista dallo schema di decreto legislativo, è plausibile ritenere che inizialmente si sviluppino, tramite il meccanismo del silenzio-assenso, le adesioni a fondi negoziali o aperti stabiliti da accordi col datore di lavoro", in quanto il modo in cui vengono presentate le possibili opzioni previdenziali per il lavoratore non è affatto neutrale ai fini della sua scelta.
L'Autorità, pur ammettendo che tale iniziale canalizzazione potesse essere funzionale a garantire i lavoratori, non ancora in possesso di adeguate conoscenze, sottolineava come solo rendendo vantaggioso l'esercizio del diritto alla portabilità delle posizioni individuali si sarebbero potute creare le condizioni necessarie per un'effettiva mobilità dei lavoratori all'interno del sistema previdenziale, condizioni per lo sviluppo di un mercato competitivo.
Invero, la prevista introduzione di un vincolo di destinazione per i contributi versati dal datore di lavoro sembra rendere più aleatoria la possibilità di scelta del lavoratore, sia nella fase iniziale che nel periodo successivo, in quanto questa verrà a dipendere da quanto stabilito in sede di contrattazione.
Tale impostazione, che privilegia le scelte emerse in sede di contrattazione collettiva rispetto a quelle del singolo lavoratore, è suscettibile di influenzare l'intero assetto del sistema pensionistico, poiché modifica sensibilmente le caratteristiche del futuro mercato della previdenza integrativa.
In un tale mercato la domanda sarebbe infatti rappresentata in modo prevalente, se non esclusivo, dai soggetti coinvolti nella contrattazione delle condizioni di lavoro e non dai singoli lavoratori e l'offerta non potrebbe che venire dalle forme previdenziali di tipo collettivo, in prevalenza fondi negoziali, esclusi dunque i piani individuali di matrice assicurativa.
Sotto il profilo di tutela della concorrenza, dette modifiche potrebbero costituire importanti ostacoli allo sviluppo di un ampio mercato della previdenza integrativa, caratterizzato da una varietà di offerte tra le quali ciascun lavoratore dovrebbe essere posto in condizione di scegliere quella più conveniente alle proprie esigenze, in un'ottica di equiparazione tra le forme previdenziali esistenti (fondi negoziali, fondi aperti, piani assicurativi individuali).
Se è vero, come già sottolineato dall'Autorità nella propria segnalazione, che appare ancora lontana la convergenza tra i piani previdenziali di matrice assicurativa ed i fondi pensione, in particolare sotto il profilo normativo e delle condizioni contrattuali ed economiche, è sul piano delle iniziative in materia di trasparenza e semplificazione che sarebbe opportuno intervenire per consentire un'effettiva equiparabilità tra le diverse forme previdenziali, aumentando in tal modo la pressione concorrenziale e gli incentivi ad una maggiore efficienza per gli operatori con effetti positivi sui costi sostenuti dai lavoratori per la previdenza integrativa.
In tale prospettiva, l'Autorità auspica quindi che eventuali modifiche sulla destinazione del contributo del datore di lavoro siano formulate in modo da non eliminare le possibilità di scelta del lavoratore tra forme previdenziali alternative, sia nella fase iniziale che nel periodo successivo.

OSSERVAZIONI IN MERITO ALLE MISURE DI COMPENSAZIONE PER LE IMPRESE

Per quanto riguarda le misure di compensazione per le imprese che perdono il Tfr, l'Autorità ritiene che le modalità di funzionamento di siffatte misure, in particolare quelle relative al costituendo fondo di garanzia di cui all'articolo 10, comma 3, dello schema di decreto legislativo in esame, non soddisfino adeguatamente i criteri suggeriti dall'Autorità nella propria segnalazione del 26 luglio u.s..
Infatti, dette modalità prevedono un accesso di fatto automatico al credito garantito da un fondo che sembrerebbe finanziato interamente dallo Stato, a condizioni predefinite con l'associazione di categoria delle banche, suscettibili di condurre ad una remunerazione del servizio uniforme e non legata all'effettiva esposizione al rischio dei soggetti erogatori.
Nel ribadire quanto già evidenziato dall'Autorità nella precedente segnalazione, si evidenzia che un simile meccanismo appare suscettibile di introdurre ingiustificate distorsioni alla concorrenza e al sistema degli incentivi alla migliore efficienza allocativa, con effetti negativi su un mercato particolarmente delicato quale quello degli impieghi.
L'Autorità ritiene peraltro opportuno ribadire come sia auspicabile che per l'erogazione dei crediti assistiti dal fondo, i soggetti eventualmente interessati si confrontino sul mercato, anche in relazione alla definizione del tasso di interesse, o che comunque, ove necessario, coordino eventuali iniziative nel più ampio rispetto delle regole di concorrenza.
Per altro verso, l'Autorità rileva che ogni misura compensativa di tal genere dovrebbe comunque avere la finalità di consentire alle imprese di superare le difficoltà connesse con la modifica del sistema delle fonti di finanziamento delle imprese derivante dal conferimento del Tfr alla previdenza integrativa e dunque avere un carattere temporaneo.

CONCLUSIONI

In conclusione, l'Autorità, nel ribadire la propria valutazione positiva sulle finalità di sviluppo della previdenza integrativa perseguite dallo schema di decreto legislativo, ritiene che, al fine di garantire lo sviluppo di un ampio e concorrenziale mercato della previdenza integrativa a vantaggio dei lavoratori, occorra garantire un'effettiva possibilità di scelta degli stessi e rendere concreto il diritto alla portabilità delle posizioni previdenziali. Per altro verso, l'Autorità nel convenire sulla opportunità di individuare adeguati strumenti di compensazione per le imprese che perdono il Tfr come fonte di autofinanziamento, ritiene che detti strumenti debbano essere introdotti in modo da minimizzare le distorsioni per la concorrenza nel mercato degli impieghi e solamente per un periodo di tempo adeguato a consentire alle imprese di fronteggiare le difficoltà connesse con il passaggio al nuovo sistema.

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SLITTA LA RIFORMA

Nella giornata di oggi, il Consiglio dei ministri ha deciso di rinviare al Parlamento il parere già espresso dalle commissioni delle due Camere riguardo la riforma del TFR.

Due sono i passaggi contestati: la portabilità del contributo del datore di lavoro che nel documento elaborato dal ministro Maroni è limitato ai fondi negoziali e non può essere portato nei fondi assicurativi; l'altro è quello sulla moratoria per le piccole e medie imprese che non possono avere l'accesso al credito e per le quali era previsto il differimento del silenzio-assenso.   

Solo il ministro Maroni, e gli altri ministri leghisti, si sono dissociati da questa decisione.

Maroni ritiene la decisione di rinviare la riforma "dannosa, ingiustificata e controproducente", ed ha parlato di “forti pressioni, provenienti anche dal mondo economico e finanziario” a cui alcuni suoi colleghi ministri non hanno saputo resistere.

“Pressioni che non giungono dai sindacati o le aziende, ma dal mondo delle compagnie assicurative che non vogliono che la delega venga attuata, come fino ad ora concordata con le parti sociali”.

Le quali, è bene ricordarlo, ancora ieri chiedevano un incontro urgente col ministro Maroni (non concesso, tra l’altro) per sapere se il testo presentato oggi prevedeva gli emendamenti presentati la scorsa settimana da sindacati e associazioni imprenditoriali.

I tempi, quindi, si allungano: sul trattamento di fine rapporto le Camere hanno adesso 30 giorni di tempo per decidere se modificare o meno il loro parere.

Dopo di che il parere non sarà più obbligatorio e quindi si potrà procedere all'approvazione finale.

4 ottobre 2005

 

Il Segretario Confederale

Pomini Lorenzo

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TFR: comunicato unitario di CGIL, CISL UIL e UGL

 

CGIL, CISL, UIL e UGL, riunitesi per analizzare la nuova situazione, verificatasi all’indomani della non decisione del Consiglio dei Ministri di ieri, 5 ottobre 2005, esprimono un giudizio di forte preoccupazione sull’attuazione della delega prevista dalla legge 23 agosto 2004, n° 243, in materia di previdenza complementare.

In questo scenario di  grande contrapposizione sul tema si è determinata una frattura netta sul modello di previdenza complementare da adottare. CGIL, CISL, UIL e UGL ribadiscono la necessità di adottare un quadro normativo che valorizzi il ruolo della partecipazione dei lavoratori, ed il sostegno alle forme pensionistiche  di natura negoziale, coerentemente con le finalità sociali della previdenza complementare, come sostenuto, del resto, insieme alle associazioni di rappresentanza datoriale, sia nell’avviso comune, sia nelle proposte emendative e di modifica avanzate al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali.

CGIL, CISL, UIL e UGL valutano negativamente la rimessa in discussione degli impegni presi dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali verso le  23 organizzazioni di rappresentanza degli interessi dei lavoratori e delle imprese su punti qualificanti di tale modello che, unico, consente la reale comparazione e trasparenza dei costi e delle convenienze per i lavoratori. La Governance e la partecipazione dei lavoratori al controllo dell’utilizzo dei propri risparmi, la disciplina fiscale e la sua armonizzazione con il sistema fiscale ordinario, il regime dei riscatti, l’unicità della vigilanza e del controllo sono tutti requisiti fondamentali per una previdenza complementare che ha al centro il lavoratore e non il profitto finanziario. Elementi assenti nei pareri formulati dalla competenti Commissioni parlamentari ed ora aggravati dagli ultimi orientamenti del Governo in materia di portabilità del contributo del datore di lavoro e con la moratoria per le imprese che non avranno possibilità di accesso al credito per le insufficienti risorse messe a disposizione dal Governo.

CGIL, CISL, UIL e UGL, infatti,  giudicano, inaccettabile l’ipotesi di un doppio regime per l’adesione al sistema di previdenza complementare che danneggerebbe pesantemente i giovani lavoratori, oltretutto, i meno tutelati ed i meno protetti nel mercato del lavoro, realizzando un’insostenibile divisione sul fronte dei loro diritti e delle loro opportunità subordinando la possibilità per il lavoratore di aderire alla previdenza complementare, non più sulla base di un diritto soggettivo dello stesso ma bensì al rapporto tra l’impresa e le banche che dovrebbero erogare il credito.

Per quanto attiene, invece, alla portabilità dei contributi del lavoratore e del datore di lavoro, CGIL, CISL, UIL e UGL sono convinte che è fondamentale salvaguardare la libera scelta del lavoratore finalizzata a valorizzare la dignità di una posizione previdenziale ma restano altrettanto convinte che in un mercato speculativo la solidarietà contrattuale oggi prevista vada rivista e ridefinita nella sua funzione all’interno dei Contratti Collettivi di Lavoro.

CGIL, CISL, UIL e UGL, infine, convinte che le trattative vadano fatte alla luce del sole e non attraverso pressioni occulte, chiederanno incontri alle Commissioni parlamentari, al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e alle altre parti sociali, al fine di realizzare una previdenza complementare quale strumento effettivamente disponibile, da subito, per i lavoratori dentro ambiti, confini e regole che solo nel rispetto dell’avviso comune potranno trovare la loro corretta risposta.

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LA RIFORMA DEL TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO (TFR) IN BREVE

Decisa dal Governo Berlusconi il 24 novembre 2005

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CHI RIGUARDA

Tutti i lavoratori dipendenti privati ed equiparati ai privati, non iscritti o iscritti a fondi di previdenza complementare, che non abbiano già l'obbligo del conferimento del TFR al fondo complementare di appartenenza.

 

QUANDO PARTE - I TEMPI PER DECIDERE

Sei mesi di tempo, dal 1 gennaio 2008 al 30 giugno 2008, per scegliere dove versare il TFR.

Dal 1 gennaio 2009 al 30 giugno 2009 per i dipendenti delle imprese che non hanno i requisiti per l'accesso al credito agevolato presso l'apposito Fondo di garanzia.

Successivamente chi inizierà un nuovo lavoro avrà 6 mesi di tempo per decidere dove versare il TFR; aderendo ad un fondo complementare contrattuale dovrà versarlo obbligatoriamente nel fondo stesso come specificato dalle fonti istitutive.

 

QUALE TFR

Riguarda il TFR in maturazione, partendo dal 2008.

Le quote di TFR già accumulate presso il datore di lavoro non potranno essere trasferite alla previdenza complementare.

 

COME DECIDERE IL VERSAMENTO DEL TFR

VOLONTARIAMENTE, comunicando al datore di lavoro:

– a quale fondo di previdenza complementare versarlo,

– di lasciarlo in azienda (scelta reversibile da parte del lavoratore)

Con il criterio del SILENZIO-ASSENSO:

per i lavoratori "silenti", cioè per quelli che non comunicheranno nulla al proprio datore di lavoro, il TFR verrà destinato ad una forma di previdenza complementare (secondo diverse modalità).

 

LE FORME DI PREVIDENZA COMPLEMENTARE

Sono attualmente di 3 tipi:

  1. fondi complementari previsti dalla contrattazione collettiva nazionale, territoriale o aziendale (fondi chiusi, fondi negoziali, territoriali, di categoria o di gruppo, detti anche "di secondo pilastro");

  2. fondi complementari aperti (detti anche "di terzo pilastro");

  3. piani individuali previdenziali (PIP, riconducibili al "terzo pilastro", costituiti da prodotti finanziari proposti da investitori istituzionali (banche ed assicurazioni) come le polizze "vita" con finalità pensionistiche).

ATTENZIONE: le varie forme di previdenza complementare hanno costi di gestione e/o "ricarichi" a carico degli iscritti spesso non trascurabili. E' bene informarsi prima di effettuare la scelta di adesione o di trasferimento della posizione assicurativa (i fondi "chiusi" sono i più vantaggiosi).

 

DOVE VERSARE IL TFR

Il lavoratore verserà il TFR:

  1. al fondo di previdenza complementare previsto dalla contrattazione collettiva nazionale, territoriale o aziendale (fondi chiusi o negoziali, territoriali o di gruppo),

  2. a fondi aperti o PIP, proposti da investitori istituzionali (banche ed assicurazioni).

SILENZIO-ASSENSO

Il TFR del lavoratore "silente" verrà conferito al fondo di previdenza complementare previsto dalla contrattazione collettiva nazionale, territoriale o aziendale a lui applicata.

Se la contrattazione collettiva nazionale, territoriale o aziendale prevede più fondi complementari, il TFR verrà destinato a quello con il maggior numero di aderenti.

Se la contrattazione collettiva nazionale, territoriale o aziendale non prevede fondi complementari, il TFR verrà destinato ad un apposito fondo previdenziale complementare istituito presso l'INPS (nella nostra regione si vuole costituire un Fondo Regionale Residuale Trentino Alto Adige).

 

PORTABILITA' DELLA POSIZIONE COMPLEMENTARE O "MOBILITA'" TRA FONDI

Dopo 2 anni d'iscrizione l'iscritto può cambiare fondo complementare trasferendo integralmente nel nuovo fondo la posizione maturata.

ATTENZIONE: cambiando forma previdenziale l'iscritto potrebbe perdere il contributo del datore di lavoro (da verificare presso le fonti istitutive del fondo).

 

FINANZIAMENTO DEL LAVORATORE E DEL DATORE DI LAVORO

La posizione complementare individuale viene alimentata:

  1.  dal contributo mensile del lavoratore, prelevato dalla retribuzione,

  2.  dal contributo dal datore di lavoro,

  3.  dal versamento del TFR.

A queste 3 voci va aggiunto il rendimento netto (positivo o negativo) ottenuto della gestione finanziaria.

Le contribuzioni e la loro entità sono stabilite dalle fonti istitutive (contrattazione collettiva, accordi istitutivi del fondo, statuto e regolamento del fondo, normativa di legge).

 

ATTENZIONE. Se il lavoratore aderisce ad un'altra forma di previdenza complementare, trasferendo la posizione previdenziale complementare dal fondo "chiuso" istituito dalla contrattazione collettiva ad altre forme previdenziali, esso potrebbe perdere la contribuzione a carico del datore di lavoro (verificare le fonti istitutive).

 

FISCALITÀ

La previdenza complementare è interessata da tassazione, anche se in forma completamente diversa per la fase di alimentazione del fondo (contribuzione) e fase dell’ottenimento delle prestazioni.

La contribuzione è sempre deducibile per il datore di lavoro.

La contribuzione è esente da tassazione, fino a 5.164 euro, per il lavoratore, sommando la contribuzione annua del lavoratore e del datore di lavoro, esclusa la quota TFR).

I rendimenti ottenuti dalla gestione finanziaria sono assoggettati a tassazione sostitutiva pari all' 11%.

 

PRESTAZIONI TIPICHE

Rendita pensionistica, prestazione in capitale, anticipo per spese sanitarie, riscatti parziali-totali-premorienza: tassazione al 15% nei primi 15 anni d'iscrizione, poi abbattimento dello 0,3% per ogni anno successivo fino ad un minimo del 9%.

Anticipazioni per acquisto e ristrutturazione della prima casa d'abitazione: tassazione del 23% sulla somma erogata a tale titolo dal fondo complementare.

 

ALTRE PRESTAZIONI - Anticipazioni sulla posizione complementare.

Per spese sanitarie straordinarie: richiesta in qualsiasi momento fino al 75% del capitale accumulato.

Acquisto o ristrutturazione prima casa per sé o per i figli: richiesta dopo 8 anni d'iscrizione al fondo e fino al 75% del capitale accumulato.

Ulteriori esigenze: richiesta dopo 8 anni d'iscrizione al fondo e fino al 30% del capitale accumulato.

I fondi possono prevedere anticipi del TFR per i congedi parentali (D.Lgs. 151/2001) o formativi (L. 53/2000).

 

di Lorenzo Pomini e Paolo Pedrotti

 su

 

TESTO DEFINITIVO DELLA PREVIDENZA COMPLEMENTARE
D.lgs n° 252 del 5 dicembre 2005.
pubblicato sulla G.U. n° 289 del 13 dicembre 2005 Supplemento Ordinario n°200

 

COMUNICATO UNITARIO

 

Previdenza complementare

 

 

Dopo il rinvio della riforma,

No alla paralisi, Si' ad una corretta informazione

 ed al rilancio delle adesioni ai fondi pensione

 

 

Chi vuole costruirsi una pensione complementare può agire subito,

senza aspettare il 1° gennaio 2008

 

 

 

CGIL, CISL, UIL e UGL hanno valutato negativamente la decisione del Governo di differire l’entrata in vigore  della riforma della previdenza complementare al 1° gennaio 2008.

 

Questa decisione penalizza pesantemente i lavoratori, soprattutto i più giovani, per i quali il ridimensionamento delle prestazioni pubbliche obbligatorie si è già verificato, mentre la previdenza complementare continua ad essere non disponibile per l’insieme dei lavoratori dei settori pubblici e privati.

 

L’approvazione dei contenuti della riforma, costituisce, peraltro, un punto fermo positivo ascrivibile all’azione di tutte le organizzazioni sindacali confederali che, insieme alle associazioni datoriali, si sono battute perché fosse adottato un decreto legislativo equilibrato, in grado di salvaguardare, da un lato, la libertà del lavoratore di destinare il TFR alla forma pensionistica complementare prescelta ma, dall’altro, la prerogativa della contrattazione collettiva di lavoro di decidere le modalità e gli ambiti di destinazione delle risorse aggiuntive a carico del datore di lavoro.

 

CGIL, CISL, UIL e UGL, insieme alle altre associazioni di rappresentanza delle imprese e dei datori di lavoro, sono riuscite ad ottenere che il Governo apportasse dei cambiamenti sostanziali al testo del decreto, rispetto alla proposta iniziale.

 

Cambiamenti che intervengono su punti qualificanti del sistema della previdenza complementare e che rendono più trasparente e garantita per i lavoratori la procedura del “silenzio – assenso”, ripristinando anche l’unitarietà e l’omogeneità delle regole di vigilanza e controllo su tutto il settore della previdenza complementare, in capo alla COVIP, e confermando l’autonomia  e la centralità della contrattazione collettiva nel suo ruolo di promozione e sostegno dei fondi pensione collettivi.

 

Nel testo del decreto, però, permangono alcuni punti non condivisibili, come quelli relativi alla disciplina fiscale dei fondi pensione e delle prestazioni,  alla normativa sui riscatti e alle regole di governance, partecipazione e controllo per le forme pensionistiche complementari attuate tramite fondi aperti e polizze assicurative individuali.

 

CGIL, CISL, UIL, e UGL, giudicano inoltre, inaccettabile l’ulteriore previsione di un doppio regime per l’adesione alla previdenza complementare, seppur temporaneo. derivante dall’ulteriore deroga all’applicazione del “silenzio – assenso” per i lavoratori dipendenti delle imprese che non rientrano nei requisiti del  fondo di garanzia per l’accesso al credito.

 

Il  rischio è che la decisione del Governo di differire di due anni l’entrata in vigore della riforma, lasci il settore della previdenza complementare in uno stato vacante, generando confusione ed incertezza nei lavoratori, a tutto vantaggio delle imprese di assicurazioni, per il protrarsi di un quadro normativo  nel quale non c’è ancora una effettiva parità di condizioni di offerta contrattuale, in termini di trasparenza, costi e modalità di governance e controllo fra le forme pensionistiche collettive e quelle individuali che sottostanno a regole diverse.

 

In questo scenario CGIL, CISL, UIL e UGL riconfermano l’impegno ad effettuare una grande campagna promozionale ed informativa sulla previdenza complementare, la cui esperienza va rilanciata a prescindere dal rinvio della riforma, in modo che tutte le lavoratrici e lavoratori siano informati sul loro futuro previdenziale, sulla necessità e opportunità di adesione ai fondi pensione istituiti dalla contrattazione collettiva, e sulle caratteristiche e i vantaggi propri degli stessi.

 

Il sindacato, più volte contrastato dalle associazioni di rappresentanza del mondo bancario e assicurativo, rimane sempre disponibile al confronto con tutti.

Nello stesso tempo con piena legittimità e dignità CGIL, CISL, UIL e UGL rappresenteranno, fin dalle prossime settimane, alle lavoratrici e ai lavoratori le cose fatte in questi mesi, avviando nei luoghi di lavoro, un processo di informazione capillare che presenterà le caratteristiche e i vantaggi dei fondi pensione messi a disposizione dalla contrattazione collettiva.

 

CGIL, CISL, UIL e UGL ritengono che i fondi pensione collettivi e negoziali siano le forme pensionistiche più idonee nelle quali far confluire, sia il TFR maturando, sia  il contributo del lavoratore e dell’impresa contrattualmente stabiliti. Tali fondi:

·        sono organizzati in forma associativa, garantendo il rispetto del principio di pariteticità nella rappresentanza dei lavoratori e dei datori di lavoro nella composizione degli organi di amministrazione e controllo;

·        sono improntati a criteri di trasparenza, controllo effettivo  e prudenza nella gestione delle risorse che è attuata da società bancarie e assicurative specializzate e all’uopo autorizzate;

·        presentano livelli oneri e spese per gli aderenti notevolmente più bassi rispetto alle forme pensionistiche individuali.

 

Anche nel permanere delle attuali regole la previdenza complementare basata sui fondi negoziali, è una realtà positiva e necessaria, specie per i lavoratori più giovani, a cui conviene aderire, nell’attesa di un quadro normativo ancora più efficace ed incentivante.

Per queste ragioni CGIL, CISL, UIL e UGL confermano l’impegno a mettere a disposizione i fondi pensione anche nei settori dove ancora non sono stati istituiti o non sono ancora operativi, come in molte realtà del pubblico impiego.

 

Con la decisione di rinviare gli effetti della riforma della previdenza complementare al 1° gennaio 2008, data nella quale è prevista anche l’entrata in vigore dei nuovi requisiti per l’accesso alle pensioni di anzianità, il Governo ha rimesso la questione previdenziale al centro dell’agenda politica.

Così che sarà necessario riavviare, da subito, un confronto che abbia come obiettivo quello di rilanciare alcune questioni fondamentali come la necessaria flessibilità nell’uscita dal lavoro e nell’accesso alle prestazioni previdenziali, la solidarietà generale, soprattutto a favore dei lavoratori più discontinui e precari, la dimensione collettiva della previdenza complementare e la sua esigibilità, con pari opportunità e diritti per tutti i lavoratori.

 

 

CGIL, CISL, UIL e UGL

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