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Fase 2. Cgil Cisl Uil: "Condividere tempi e modi della riapertura nel rispetto del quadro nazionale"

Il documento sul riavvio delle attività del Dipartimento Prevenzione dell'Apss sotto la lente di ingrandimento dei sindacati. "Servono modifiche sostanziali"

“Sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e la salvaguardia della salute pubblica non possiamo permetterci nessun passo falso. La parola d’ordine per quanto ci riguarda deve essere gradualità, controllo del rischio e attenzione massima alla prevenzione dei possibili focolai perché non possiamo vanificare i sacrifici fatti fino ad oggi. In tal senso riteniamo che le linee guida elaborate dal Dipartimento provinciale per la salute vadano nella giusta direzione. Crediamo però che servano ancora modifiche sostanziali”. E’ da queste premesse che partono le osservazioni di Cgil Cisl Uil al documento definito dall’equipe del Dipartimento Prevenzione dell’Apss per disegnare le condizioni in cui riaccendere i motori dell’economia trentina nelle prossime settimane.

Per cominciare Cgil Cisl Uil chiedono che, nel rispetto delle direttive emanate dal Governo, l’individuazione delle tipologie di attività economiche che riprenderanno così come le modalità organizzative in cui ciò avverrà, siano oggetto di un confronto tra la giunta, le parti sociali e datoriali. L’intento è che non si ripeta quanto accaduto con la riapertura dei cantieri all’aperto, senza alcuna informazione preventiva né confronto. “Il processo di riapertura deve essere graduale e progressivo - spiegano i segretari generali di Cgil Cisl UIl, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti -. E soprattutto deve basarsi su dati scientifici. In primo luogo chiediamo la pubblicazione periodica del parametro di trasmissibilità del virus, il cosiddetto R0. Questo dato è essenziale per capire se e quando allentare o rafforzare le misure di mitigazione del rischio, comprese quelle riguardanti le attività economiche e le libertà personali. La Giunta è in possesso di questo dato, ma non lo ha mai reso pubblico”.

Allo stesso tempo i sindacati dicono no alle deroghe rispetto alle misure nazionali. “Ciò non significa - spiegano i tre segretari generali - che non ci siano margini di autonomia per il Trentino. Ma questi dovranno essere individuati all’interno di un quadro univoco che valga in modo uguale su tutto il territorio nazionale e frutto di un ragionamento condiviso tra Stato, Regioni e Province Autonome”. Per Cgil Cisl Uil si dovrà cominciare, come peraltro già condiviso, dai settori dove il rischio è più facilmente controllabile, quindi le attività manifatturiere dell’industria e dell’artigianato.

Nel merito delle linee guida, va nella giusta direzione la previsione di poter limitare almeno nella prima fase il rientro a lavoro delle persone più anziane e quelle più fragili sul fronte della salute psicofisica. Allo stesso tempo, però, si chiede una maggiore rigidità nell’individuazione delle misure di prevenzione. Non bastano semplici raccomandazioni. Servono misure chiare e obbligatorie. Per questo appare blando, ad esempio, il ricorso all’autocertificazione per la febbre. I sindacati chiedono la misurazione della temperatura all’ingresso dei luoghi di lavoro, l’utilizzo dei dpi e anche la disponibilità massiccia di tamponi e test sierologici.

“Allo stesso tempo - concludono Grosselli, Bezzi e Alotti - si dovranno dettagliare le modalità con cui il lavoratore sarà tenuto a comunicare la presenza di sintomi da contagio suoi e dei propri familiari, garantendo la privacy di questi dati e attuando procedure chiare per gestire queste attività. Crediamo che sia utile sperimentare nuovi strumenti informatici trasferendo i dati all’Azienda Sanitaria in modo da non mettano in condizione i lavoratori di non dover cedere i propri dati sensibili ai datori di lavoro”.

 

Trento, 22 aprile 2020




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